Arnasco - Guida Turistica

CERCA ALBERGHI
Alberghi Arnasco
Check-in
Check-out
Altra destinazione


.: ARNASCO
 Arnasco è un comune di 587 abitanti della provincia di Savona.
 Il comune è posizionato nel tratto inferiore della dorsale montuosa di Castellermo, tra il monte Montenero (858 metri), il monte Croce di Arnasco (646 metri) e la Rocca Liverna (551 metri). È costituito dalle tre frazioni comunali: Arnasco, Menosio e Bezzo poste su terrazzamenti intorno ai 250 - 300 metri di altitudine sopra il livello del mare. Il suo territorio fa parte della Comunità Montana Ingauna. Dista dal capoluogo circa 57 km.
 l primo insediamento abitativo del paese era localizzato in due centri abitati oggi scomparsi (Arveglio e' Arnasco `vecchio'), ubicati attorno e nei pressi della protoromanica chiesa di S. Dalmazzo, risalente al X,XI secolo, che giace nel fondovalle accanto al rio Aiveglia a soli 110-120 metrí s.l.m. (territorio che oggi non appartiene pia al comune di Arnasco ma compreso nell'ambito del Comune di Albenga) Sulla base di alcuni indizi archeologici storicodocumentari e linguistico-topoonomastici, si pensa che l'abitato di Arveglio possa aver tratto origine da un antica villa rustica facente capo fundus agricolo, appartenente ad un antico proprietario romano, forse un esponente della gens Aelia (anche se etimologicamente possono essere prospettate altre possibilità). Tuttavia, al fine di dare,un qualche fondamento a tale ipotesi sarebbe necessaria un'accurata indagine archeologica preferibilmente, ma non solo, -mirata attorno alla vecchia chiesa di S. Dalmazzo, il cui edificio potrebbe anche insistere su un ben più antico luogo di culto pagano relativo ai riti propiziatori connessi alla fertilità del suolo e anticamente officiato dai fratres arvales.
 Attorno all'anno Mille, il territorio di Arnasco, Menosio, Bezzo, Arveglio e Cenesi ora parte integrante della Castellania di Rívernate o Rivernaro, che prendeva il nome da un antico castello, oggi scomparso, un tempo ubicato sulla sommità di Rocca Riverna. All'epoca, tale Castellania era parte integrante della Contea o Comitatus di Albenga, che a sua volta era una suddivisione della ben più vasta Marca Arduinica, avente capitale a Torino, che era un organismo feudal-militare, fondato a metà del X secolo da Berengario Il re d'Italia, in funzione antisaracena; pare che i marchesi Arduinici avessero subinfeudato fin da subito la Castellania di Rivernaro una famiglia di loro fedeli vassalli piemontesi, i Rubaldini, forse originari e/o già signori di Borgo S. Dalmazzo, cui potrebbe essere ascritta la fondazione della chiesetta di S. Dalmazzo. Dopo la morte dell'ultima rappresentante dei marchesi Arduinici, la contessa Adelaide di Susa (+1091), la Castellania di Rivernaro passò sotto il controllo del marchese Bonifacío dei Vasto (1091-1125 circa), figlio di una sorella di Adelaide, che era di stirpe aleramica, e quindi dei suoi discendenti i  Marchesi di Clavesana, che si intitolarono Marchesi di Albenga. Ma nel corso dei secoli XII e XIII, durante le plurìsecolari cruenti lotte tra i Clavesana e il nuovo ed emergente "libero" Comune di Albenga, che si andò costituendo a spese dei possessi dei Marchesi, ormai in fase di sostanziale declino, la Castellania di Rivernaro subì alcune sostanziali amputazioni territoriali, che quasi certamente ne dimezzarono l'ambito
 In questo difficile e fluido contesto, nel 1225, i Marchesi di Clavesana esautorarono i Rubaldini, subinfeudando poco dopo la Castellania di Arnasco, Cenesi e Rivernaro al nobile albenganese Aicardo Cazulini e ai suoi discendenti (1236), che, in seguito, per maggior sicurezza, ne avrebbero richiesto ed ottenuto la sostanziale conferma dall'imperatore Enrico VII di Lussemburgo nel 1311.
 Fu proprio nell'ambito di un particolare periodo di recrudescenza delle lotte tra i Marchesi e il Comune di Albenga, che si verificò, nella seconda metà dei XIII secolo, il parziale abbandono sia dell'abitato di Arveglio, i cui abitanti si trasferirono in parte verso gli insediamenti di Coasco, in territorio comunale, e sia dell'abitato di Arnasco "vecchio", i cui abitanti si trasferirono più in quota, in territorio feudale, dove fondarono- un nuovo abitato, dotato di una nuova chiesa parrocchiale intitolata a S. Maria Assunta (già documentata nel 1281), cioè la frazione Chiesa, che riprese il nome del vecchio insediamento di Arnasco,ancor oggi rimasto al capoluogo. Bisogna inoltre dire che, già a partire dalla seconda metà del Duecento, il Capitolo della Cattedrale di S. Michele di Albenga vantava vasti possessi e giurisdizione subinfeudale su parte del territorio e degli uomini di Arveglio, nonché il pieno controllo e la superiorità giurisdizionale sulla parrocchia unificata di S. Dalmazzo di Arveglio e di S. Maria Assunta di Arnasco, compresa la nomina del suo rettore avente cura d'anime.
 Per, quasi tutto l'Ancien regime. quindi, la Castellania di Arnasco, Cenesi e Rivernaro ha avuto una Storia plurisecolare, simile per molti versi a quella di numerosissimi altri "feudi" minori soggetti all'alta Autorità del Sacro Romano Impero, attraverso l'intermediazione di vari Marchesati in mano a grandi vassalli Imperiali: (Arduinici, Dei Vasto, Ceva e Clavesana, prima, Saluzzo e Dei Carretto di Savona, Finale, Zuccarello e Balestrino, poi), per ulteriore subinfeudazione a. famiglie vassallatiche minori (quali i Robaldini e i Cazulini). La famiglia dei Cazulini controllò di fatto la  nostra Castellania per buona parte del medioevo e dell'età moderna; nel 1537, secondo l'annalista genovese Agostino Giustiniani, la Castellania di Rivernaro contava circa 88 'fuochi`o famiglie, corrispondenti a circa 400 "anime" o abitanti, di cui circa 330 ripartiti fra Arnasco (oltre 200), Bezzo e Menosío, e 70 circa a Cenesi. Nel corso del Cinquecento, a seguito dell'inagibilità dei vecchi castelli di Rivernaro e di Castiglione (i ruderi di quest'ultimo sono ancor oggi visibili al di sopra della frazione Chiesa), i Cazulini diedero inizio alla costruzione di quello che attualmente viene chiamato il Castel di Bezzo, che appare piuttosto come una grossa villa in stile vagamente rinascimentale, poi ripetutamente ampiato,e rimaneggiato Nella prima metà del Seicento, i Cazulini e la
 popolazione della Castellania ricostruirono di sana pianta la medievale chiesa di S. Maria Assunta ,nello stesso sito della precedente, ma sotto forme barocche, così come attesta il Giardinello.
 A cavallo tra il Cinquecento e il Seicento, a seguito di un grave fatto di sangue accorso all'intemo della stessa famiglia dei Cazulini, motivato da questioni di erediltà, cui si aggiunsero problemi di ripetuto mancato omaggio feudale nei confronti dei Marchesi loro superiori feudali, in un periodo in cui si verificò un lungo e complicato passaggio di giurisdizione dai Del Carretto di Zuccarello (dichiarati decaduti dall'Impero) e Finale (estinti) ai Del Carretto di Balestrino, questi ultimi intentarono una lunga causa contro i Cazulini al fine di estrometterti da Arnasco; tale lunga e dispendiosa lite (proseguita per circa duecento anni) finì per portare alla rovina economica dei Cazulini, che finirono per perdere anche il feudo.
 Alla fine della Guerra di Successione Polacca, che insanguinò l'Europa tra il 1733 e il 1738, secondo quanto sancito dal Trattato di Vienna del 1738, la Castellania di Arnasco, Cenesi e Rivernaro passò dall'alta sovranità imperiale all'alta sovranità del Re di Sardegna, Carlo Emanuele III di Savoia, assieme ad altri numerosi piccoli feudi imperiali cosiddetti delle Langhe molti dei qualí erano però ubicati nella Riviera di Ponente, rimanendo sempre affidata in media giurisdizione ai Del Carretto di Balestrino.
 Dopo l'occupazione da parte dell'Armata rivoluzionaria francese (1794), che pose fine all'Ancien régime, cioè al sistema politico, economico e sociale proprio del mondo feudale, il territorio della Castellania
 di Arnasco, Cenesi e Rivernaro fu sottoposto per un certo tempo (1794-97) all'autorità dei commissari rivoluzionari iniviati da Parigi al seguito dell'Armata francese (tra cui anche il celebre giacobino Filippo
 Buonarroti, di origine italiana, ma naturalizzato francese), e ciò in qualità di territorio nemico (in quanto appartenente ai Savoia, nemici della Francia rivoluzionaria). Nel 1797 il territorio dell'ex Castellania entrò a far parte della neonata Repubblica Ligure di stampo democratico come Comune di Arnasco e Cenesi (1797­ 1805), inquadrato nell'ambito del Cantone di Onzo, a sua volta compreso nell'ambito della più ampia Giurisdizione del Centa, avente come capoluogo Albenga. Nel 1805 la Repubblica Ligure venne soppressa e
 il suo territorio, compreso il Comune di Arnasco e Cenesi, divenne parte integrante dell'Impero Francese di Napoleone I (1805-14), nell'ambito del Cantone di Albenga, nell'ambito del Circondario di Porto Maurizio, nell'ambito dei più grande Dipartimento di Montenotte, avente capoluogo a Savona, città portuale di maggior rilevanza economica. e militare rispetto ad Albenga. Secondo la testimonianza contenuta nella Statistica del Dipartimento di Montenotte, scritta dal celebre prefetto napoleonico, il conte Gilbert Chabrol De Volvic, all'epoca, il Comune unito di Amasco e Cenesi contava ben 832 abitanti.
 Il Congresso di Vienna (1814-15) cancellò ogni traccia statuale dell'antica autonomia genovese e ligure, sottomettendo Genova e tutta la Liguria ai Savoia nell'ambito del Regno di Sardegna (1815-61), per cui anche il Comune di Arnasco e Cenesi ritornò sotto la sovranità dei Savoia, ma questa volta nell'ambito dì un'unica compagine politica e territoriale di natura statuale, che vide scomparire tutte le antiche plurisecolari frontiere feudali; ma poco dopo, sempre nell'ambito del Regno di Sardegna, a seguito di antichi dissapori che affondavano le loro radici già nel medioevo, vi fu la separazione tra Arnasco, Bezzo e Menosìo, da una parte, che si costituirono a formare il Comune di Arnasco, e, dall'altra, Cenesi, che si costituì in Comune autonomo, dapprima nell'ambito della Provincia di Albenga (1819-48), poi nell'ambito della Provincia di Genova (1848-61). Nel 1861, sia il Comune di Arnasco, sia quello di Cenesi, divennero parte integrante del ben più vasto Regno d'Italia, nell'ambito delle Provincie di Genova (1861-1927) e dì Savona (1927-1946).
 Verso la fine dell'Ottocento tra il 1881 e il 1897, il governo italiano decise la costruzione dell'imponente complesso di fortificazioni di Rocca Liverna o Ríverna, costituito da due forti, uno superiore e uno inferiore, posti sulla sommità della Rocca omonima (su cui si trovavano gli ultimi resti dell'antico castello di Rivernaro che vennero demoliti), in pieno territorio del Comune di Arnasco, nell'ambito dei più vasto complesso di fortificazioni (del cosiddetto Sbarramento di Zuccarello), volto a sbarrare la principale strada per il Piemonte ad eventuali invasori sbarcati in Albenga le batterie di artiglieria piazzate nel forte inferiore controllavano sia il mare ed un vasto tratto di costa antistante la città, sia la stessa città di Albenga e tutta la sua piana, sia l'intero retrostante sistema degli imbocchi vallivi del Neva, dei Pennavaire e dell'Arroscia, e relativo sistema viario, che consentivano l'accesso stradale al Piemonte. Ciò comportò la presenza in loco di un gran numero di genieri e di numerose maestranze civili più o meno specializzate (mastro murari, scalpellini, cavapietre e semplici operai) necessari alla costruzione dei forti stessi e del relativo sistema della viabilità militare, e via via la presenza di un numero crescente di militari, ufficiali, sottufficiali e soldati, che contribuirono non poco allo sviluppo economico e demografico locale.
 Nel 1929, a causa delle ristrettezze economiche in cui allora versava, il piccolissimo Comune di Cenesi fu soppresso e il suo territorio aggregato al "grande" Comune di Cisano sul Neva, assieme a Conscente e Martinetto, che vennero staccate dal Comune di Zuccarello, di cui allora erano frazioni. Tale situazione è poi rimasta immutata, anche dopo il 1946, nell'ambito della Repubblica Italiana, in cui il Comune di Arnasco risulta compreso dal punto di vista amministrativo nell'ambito della Provincia di Savona, a sua volta parte integrante della Regione Liguria. L'attuale Comune di Amasco risulta, quindi, essere l'erede naturale e diretto della medievale Castellania di -Rívernaro, risalente- a prima dell'anno Mille, per Quanto esso appaia oggi alquanto ridimensionato rispetto all'antica estensione; esso confina oggi coi Comuní di Albenga, Cisano sul Neva, Zuccarello e Castelbianco (per un brevi tratti lungo il torrente Pennavaire), Vendone e Ortovero (per un ulteriore brevissimo tratto in corrispondenza della dorsale divisoria tra, il bacino del rio Merco e quello del rio Aiveglia).
 Durante tutti questi secoli, dal punto di vista economico il territorio della Castellania di Arnasco, Cenesi e Rivernaro è sempre stato caratterizzato dall'essere un ambito squisitamente agricolo- durante il medioevo, la coltura predominante, cioè quella apportatrice se non di ricchezza, almeno di liquidità, sembrerebbe essere quella della coltivazione della vite e della conseguente produzione e commercio del vino; nel corso del Cinquecento si verificò un progressivo passaggio verso la coltivazione dell'olivo, e della conseguente produzione e commercio dell'olio; tale situazione colturale divenne prevalente nel corso del Seicento e si è mantenuta tale sino al presente Novecento, al punto di caratterizzare anche "culturalmente" il paese di Amasco come il paese degli olivi (nella celebre varietà delle Pignole) e dell'olio d'oliva, sede di un'avviata Cooperativa Olivicola, dotata di un modernissimo frantoio sociale, dotato di attrezzature all'avanguardia dal punto di vista tecnico e igienico, di un'associazione culturale detta Gruppo degli Amici dell'Olivo, di un prestigioso Museo dell'Olivo e della Civiltà Contadina, che tutti assieme hanno avviato, oltre ad innumerevoli manifestazioni di carattere culturale, anche importanti iniziative volta ad una sempre maggiore coltivazione biologica dell'olivo.